domenica 25 marzo 2012

C'era una volta... l'armonia

C’era una volta un regno felice. Il re era un saggio filosofo, e i sudditi vivevano uniti tra loro e amavano la natura di tutte le cose.

Un bel giorno passò da quelle parti uno straniero dal nome impronunciabile e dalla pelle di un colore mai visto prima. Appena giunse alle porte del regno si meravigliò dell’atmosfera pacifica che si respirava tra le persone che incrociava. Stupitosi di questo prodigio, chiese immediatamente un incontro col re filosofo, il quale lo avrebbe accolto di buon grado in occasione di una festa di corte.

Lo straniero rimase fortemente impressionato dalla calorosa ospitalità ricevuta, nonostante fosse così diverso da tutti, e dopo aver indossato le sue vesti più eleganti si avviò verso il palazzo del re, sempre più curioso e spiazzato. Al suo arrivo tutti gli si fecero vicini e lo resero partecipe degli usi di quella cerimonia. Non mancava nessuno: ciascun suddito banchettava alla tavola del re senza alcuna discriminazione di genere o di ceto. Tutti erano uguali in virtù delle loro diversità: non vi era ombra di gelosia, invidia o disprezzo per nessuno. Lo straniero venne fatto accomodare alla destra del re, il quale gli rivolse magnanimo la sua attenzione.

-Sire, perdonate la mia indiscrezione, ma nei miei lunghi peregrinaggi non ho mai visto nulla di simile! Come ci siete riuscito?

-Vi ringrazio straniero, ma non capisco di cosa stiate parlando a dire il vero.

-Come dite? Non è forse merito di un buon re la felicità di un popolo?

-Oh, niente affatto caro ragazzo! Voi mi attribuite dunque virtù degne di una divinità! Sappiate che io sono semplicemente un uomo, proprio come voi, e nessun uomo per quanto saggio ed equanime sarebbe in grado di disciplinare un intero popolo per solo merito del proprio governo.

- E allora ditemi, c’è forse qualcosa che mi nascondete? Esiste forse una fonte segreta di tale linfa?

-E’ proprio così, mio giovane ospite. Ma vi assicuro che non si tratta di un segreto, né di un mistero.

Detto questo, il re si alzò e richiamò l’attenzione dei sudditi battendo due volte le mani.

-Amiche mie, amici cari, vi chiedo di ascoltarmi. C’è qui un ospite molto confuso: ho bisogno del vostro aiuto per ricondurlo sulla via della verità. Ve lo affido, abbiatene cura come d’un figlio mio. Tornerete da me domani. Adesso andate, e portatelo insieme a voi.

Il giorno dopo, così come d’accordo, gli abitanti di tutto il regno tornarono dal re.

- Dov’è lo straniero? Perché non è qui con voi?

- Maestà - rispose una donna - lo straniero è scappato.

- Che cosa?! Si può sapere perché? Che qualcuno si prenda la briga di dirmi che cosa è successo esattamente!

- Vostra Saggezza, lo abbiamo condotto insieme a noi sulla via Aurea per fargli conoscere la divina proporzione delle cose. In un primo momento egli ha dimostrato un notevole interesse, ma ad un tratto è scoppiato in una gran risata, ed è corso via.

- Capisco. Vi ringrazio molto per ciò che avete fatto. Adesso scusatemi, voi cominciate pure a banchettare, io vi raggiungerò più tardi.

Ciò detto, il re uscì dal palazzo e si avviò verso la via Aurea. Tutto era rimasto intatto: i fiori, le api, le stelle marine, i gusci di conchiglia, le note sulla scala… Trovò che nulla fosse diverso da come lo ricordava. E allora cosa, che cosa aveva fatto reagire a quel modo lo straniero? Forse tutta quell’armonia gli aveva dato le vertigini? Avrebbe dovuto prepararlo egli stesso a quell’esperienza? Il re davvero non capiva. Preso da un grande sconforto, tornò nuovamente a palazzo. Ma non appena mise piede nella sala del banchetto, venne investito dal suono di una risata collettiva: vide i suoi sudditi riuniti in cerchio intenti ad ascoltare le parole dello straniero.

- Sei tornato, dunque! – disse il re, rivolgendosi a lui con immensa gioia.

- Perdonatemi sire: voi mi avete accolto come mai prima d’ora mi era accaduto nel mio lungo viaggio. Le cose che mi avete mostrato sono davvero bellissime, e vi sarò riconoscente in eterno.

- Ditemi, allora, cosa c’è di tanto divertente? E perché siete fuggito via in quel modo?

- Ridevo di me. Ridevo della mia gente e di quanto abbiamo complicato la realtà che ci stava intorno. Se solo avessimo saputo osservare… così come voi mi avete insegnato a fare…

- E allora perché scappare?

- Avevo bisogno di stare in solitudine, di riflettere e di capire da me. Vi chiedo di poter restare qui con voi… credo di aver trovato finalmente la mia casa.

- Molto bene! Non ho nulla in contrario, il mio popolo ne sarà lieto, non è così?

Tutti acclamarono il nuovo arrivato, e la festa s’accese più che mai.

- Però… - aggiunse il re - c’è un però. Come da tradizione, dedicherete la vostra intera vita d’ora in avanti alla ricerca di una forma armonica da aggiungere alla via Aurea, e quando avrete trovato ciò che più vi soddisfa tornerete da me, ad annunciarlo.

Passarono gli anni, e il saggio re in punto di morte chiese notizia dello straniero.

- Sono qui, maestà, vedervi così mi dà un profondo dolore.

- L’avete trovata? - domandò il re in un sussurro.

- Non ancora, sire. E’ più difficile di quanto pensassi.

- Eppure, l’avete sempre avuta con voi…

Il re si spense, in un sorriso di palpebre a chiudersi.

Lo straniero posò la propria mano su quella del re, e fu solo in quel momento che capì finalmente quale fosse la propria armonia. Ed era vero, era sempre stata con lui… Il colore della sua pelle.

Martina Marongiu

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