venerdì 20 gennaio 2012

The dark side of the "Revolution"

Fra il 1919 e il 1922 l’Italia visse un periodo di notevole fermento politico. Le condizioni di povertà e le politiche del governo Giolitti, che opprimevano una parte consistente della medio bassa borghesia e dei latifondisti italiani, portarono alla formazione di “squadre” rivoluzionarie popolari che si costituirono intorno ad un leader, Benito Mussolini, dando vita al periodo più cupo della storia unitaria del nostro paese: il fascismo. Il carattere ambivalente che accomunava socialismo e nazionalismo intorno ad un moto anti politico e qualunquista di queste forze, accese gli animi di molte classi sociali spingendo ciecamente moltissimi giovani a parteciparvi e, per paura, gran parte del resto della popolazione a rimanervi spettatore passivo.
Qualche giorno fa un gruppo composito di attivisti del cosiddetto “Movimento dei forconi”, motivato dalla situazione economica precaria in cui verte il nostro paese e stretto intorno alla controversa figura di Martino Morsello, ha avviato una rivolta in Sicilia, annoverando sotto una spinta rivoluzionaria, che ricorda molto quella del ventennio, moltissimi giovani, artigiani, agricoltori alla fame, e intimando attraverso la paura il blocco totale dell’economia isolana.
Congelano le strade con mezzi pesanti, automobili, camion, trattori; intimano con la violenza gli automobilisti ad abbandonare il proprio veicolo; girano per i negozi minacciando i proprietari di danni alla loro attività qualora decidessero di tenere aperto. Una grande giostra di protesta nella più totale anticostituzionalità che vede le forze dell’ordine assolutamente e ingiustificatamente impietrite e prive di iniziativa di contrasto.
Martino Morsello è uno dei personaggi più misteriosi della scena siciliana, imprenditore fallito, ex militante del PSI di Bettino Craxi, collaboratore di Borsellino nello scioglimento per mafia del consiglio comunale di Marsala, ha portato sul lastrico la propria azienda, la “Ittico Mediterranea” in circostanze non ancora del tutto chiare; uomo apparentemente scomodo al potere costituito, ne ha sempre preso parte appieno, candidandosi con l’MPA di Lombardo alle elezioni regionali (non eletto) e avvicinandosi recentemente alle posizioni di Forza Nuova, movimento dell’ultradestra italiana, a cui ha partecipato come ospite d’onore ai suoi convegni (video).
Accanto a lui il primo uomo di spicco è Mariano Ferro, ex forzista ex Mpa, anch’egli trombato, ha abbandonato partiti al cui fianco ha governato per decenni, per dedicarsi a questa lotta contro “la casta” di cui non ha mai disdegnato precedenti favori.
Dulcis in fundo, l’appoggio “esterno” della Lega Nord, che dalle sapienti righe della Padania lascia suonare gli squilli della rivoluzione siciliana; partito, la lega, che come ha dimostrato un servizio giornalistico francese, è un vero e proprio ricettacolo di neo fascisti nascosti dietro la maschera del regionalismo cattolico (video).
L’aspetto preoccupante è che questa deriva populistico-reazionaria, marcatamente di destra e totalmente oscura nelle dinamiche propositive, sta contagiando il resto d’Italia, spingendo altre personalità nella penombra della politica nazionale a muoversi all’interno della propria regione di appartenenza. In Sardegna, Andrea Impera, portavoce del movimento artigiani del Sulcis, annuncia un blocco totale per martedì 24 gennaio, mentre a Milano ci si prepara a ostruire il casello dell’autostrada A4.
Da sfondo, l’immobilismo delle forze dell’ordine sembra ricordare sfaccettature della strategia della tensione, del metodo Cossiga, o forse, ancora peggio, degli anni in cui il disordine e il caos servivano per incutere timore nel popolo e per farlo accomodare alle decisioni più inique e anti sociali. Ricorda gli scontri di Agosto di Londra, con gli interventi della polizia locale e dell’esercito molto rimandati, e con il tentativo successivo di David Cameron, premier britannico, di far approvare un pacchetto di leggi di emergenza per la restrizione dei diritti civili.
Insomma, nella cattiva informazione e nel silenzio della politica nazionale, questa falsa rivoluzione pare soddisfare un po’ tutti: da una parte i politicanti di secondo piano e le frange violente di destra che hanno trovato uno “sfogo” per uscire dall’ombra, dall’altra il governo e i poteri forti che possono giovarsi di questa sterile ondata di terrore, per giustificare un giro di vite sulle libertà civili e trovare l’appoggio incondizionato di una nazione che al caos e alla paura ha sempre preferito una placida sottomissione.

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